27 marzo 2006

Paolo Colli...presente!

È passato ormai un anno da quando ci hai salutato, con il tuo solito fare beffardo. Solo che noi non eravamo pronti, come spesso ci accadeva con le tue sorprese. Ancora adesso, a dodici mesi di distanza, con il tempo che lenisce il dolore e sutura le ferite, quell'addio repentino ci lascia un vuoto difficile da colmare. Ora ti immagino lassù, insieme a Macedone, così diversi ma così uguali, e come al solito starete discutendo animatamente: tu starai cercando di convincerlo ad essere un pò più risoluto, mentre al contrario lui starà inseguendo la perfezione ad ogni costo.
Eri frenesia allo stato puro, sempre con qualcosa da fare, sempre con nuovi progetti, mai con le mani in mano. Ogni cosa presa di petto, sfrontatamente, anche la malattia, che avrebbe potuto aspettare perché prima c'era l'ospedale in Nigeria che aveva bisogno di te. E c'erano i tuoi ragazzi, quelli di Fare Verde, cui dare sempre nuovi stimoli e fornire continuamente nuovi orizzonti. Era questa la tua forza ed era questo l'esempio che ci fornivi, quell'aver saputo incarnare fin oltre il limite il sapersi donare. Ed è il tuo esempio quello che oggi, più di ogni altra cosa, ci manca. Anche se poi, come per una piccola o grande magia, ti abbiamo comunque davanti agli occhi o al nostro fianco, perché chi ha fatto del dono e dell'agire la propria cometa su questa terra, può proseguire il proprio percorso nei passi che i suoi compagni di viaggio continuano a fare sulla strada tracciata.
È una magia ma è anche un impegno, gravoso, che ci hai lasciato. E chissà se noi, poveri “cialtroni”, sapremo essere all’altezza. La strada è lunga, a tratti asfaltata ma più spesso sterrata e piena di buche, e ogni tanto ci vorrebbe il tuo motorino per evitare gli ingorghi che spesso incontriamo. Abbiamo raccolto un testimone e proveremo a portarlo più avanti possibile, prima di passarlo a nostra volta, ma tu e Macedone ce lo avete passato troppo presto. Ora vi starete divertendo ad osservarci da lassù, ed allora accompagnateci e magari, se potete, mettete cartelli ben visibili sulla nostra strada, per evitarci rotte impossibili.
Domani caro Paolo io non sarò con gli altri, sarò lontano da Roma e non canterò con altre mille voci. Lo farò, almeno per un momento, da solo, sottovoce. Ma sono convinto che mi sentirai.


“Sconfitto sei non quando piangi e lacrima il tuo cuore, sconfitto sei quando rinunci a sognare.”



PS Questo post arriva con due giorni di ritardo, anche se era stato scritto nei tempi giusti, perché, da cialtrone quale sono, non sono riuscito a ritagliarmi lo spazio necessario per pubblicarlo

PPS Ancora per Paolo, mirabilmente, l'Anarca

24 marzo 2006

Faccia da culo (per essere un minimo eleganti)

Quella nobildonna risponde al nome di Giuliana Sgrena non perde mai l’occasione per mettere in moto il cervello prima di dare fiato alla bocca. Non che ci sia da aspettarsi chissà che nel caso riesca ad accendere e avviare quel suo minuto cumulo di materia cerebrale, ma se parlasse solo a neuroni (pochi) avviati, almeno ci risparmieremmo la gran parte delle perle che ogni tanto escono dalla sua bocca. E come nella migliore delle tradizioni, non perde mai occasione, la nobildonna di cui sopra, per spargere veleno e fomentare odio e violenza.
L’ultima prestazione in tal senso l’ha fornita due giorni fa
criticando Ciampi per aver concesso la medaglia d’oro al valore civile a Fabrizio Quattrocchi, ribadendo per l’ennesima volta che si tratta di un mercenario, non meritevole quindi di tale riconoscimento. Non contenta delle numerose idiozie già sparate (centinaia, migliaia, forse milioni di proiettili… complotto americano per ucciderla e per impedirle di fare scottanti rivelazioni, che stiamo ancora aspettando…) ha voluto sottolineare un concetto facile facile, ad uso e consumo del riconoscente e variegato popolo degli ultrà della sinistra pacifistaterzomondistalaicistantiamericanafiloterroristaeccetera, giusto per attizzare un po’ gli animi e dimostrare il suo profondo rispetto per la morte di una persona. Più o meno lo stesso rispetto dimostrato verso Nicola Calipari quando, in occasione della commemorazione della sua morte e dell’inaugurazione di un cippo a lui dedicato nella sede del Sismi, si è ben guardata dal presenziare alla cerimonia. Alla compagnia della famiglia dell’uomo che sacrificò la propria vita per salvarla e a quella del Presidente Ciampi ha preferito quella del suo caro Pier, probabilmente impegnato con lei in una estenuante partita di scala quaranta. La immagino, sul comodo divano, tra una mano e l’altra, a sparlare delle istituzioni (le stesse che le hanno salvato la vita), dei servizi segreti (immancabilmente deviati), di Berlusconi (lui un posto al sole lo trova sempre e comunque, diavolo di un cavaliere…). O forse, invece di una rilassante partitina a carte, la vedo impegnata a fare bene i conti dei diritti introitati con il suo libro, invariabilmente edito da Feltrinelli, in cui rievoca la vicenda che la vide protagonista in Iraq. A proposito di mercenari… ma chi è più meritevole di essere così definito, Fabrizio Quattrocchi o Giuliana Sgrena? Il primo era in Iraq per lavorare, facendo un lavoro difficile e ad alto rischio, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di alcune persone e di stabilizzare una situazione incandescente, più o meno quindi con lo stesso mandato che l’Onu (questo orpello inutile delle “democrazie” mondiali) ha conferito alle proprie truppe, anch’esse armate, guarda un po’… La Sgrena invece ha ignobilmente sfruttato il sacrificio di una persona, non una persona qualunque ma quella che le ha salvato la vita, per scrivere un libro che certamente sarà di assoluto rilievo nel prossimo futuro per spiegare le dinamiche geopolitiche che hanno portato alla guerra in Iraq. Un libro che nella peggiore delle ipotesi campeggerà sugli scaffali di tanti utili idioti, assicurandole un minimo di gloria (della gloria tra idioti bisogna sempre andare fieri…) e un non proprio minimo aumento del conto in banca. Non è un libro che spieghi le vicende irachene, non è un libro per commemorare un eroe, visto il rispetto dimostrato per Calipari nell’occasione prima accennata. È un libro per fare soldi. Come tanti. Con l’aggravante però di essere stato scritto sulla pelle della persona che le ha salvato la vita sacrificando la propria. A proposito di mercenari...

PS Senza alcun intento denigratorio e senza alcuna tentazione di facili ironie, mi limito a constatare che il sacrificio di Nicola Calipari è stato purtroppo inutile.

14 marzo 2006

Impar condicio

Paolo Mieli, con un editoriale che spazza il campo da ogni equivoco, scende direttamente in campo a favore di Prodi e del centrosinistra. Nessuna sorpresa, tanto meno nel ritenere che poi Prodi non sia il politico cui vanno le maggiori simpatie di Mieli, che invece guarda con estasiata ammirazione Rutelli, nella speranza che il futuro (futuribile?) Partito Democratico possa fare al caso di quei poteri forti che certamente non gli sono estranei e che hanno da tempo iniziato a darsi da fare per sostenere la coalizione sinistra.

Lucia Annunziata, giornalista nota non tanto per la sua imparzialità quanto per l’eleganza e la pacatezza nei toni, oltre che per il fascino, manda in onda una fantastica puntata della sua trasmissione su RaiTre con Berlusconi, in cui è capace di rivestire il doppio ruolo di intervistatrice e intervistata. Fa una domanda e si risponde con un’altra domanda mentre il premier prova inutilmente ad argomentare. E poi un’altra risposta sotto forma di una nuova domanda. E così via... Mirabolante...

Ma la chicca di questi giorni l’ha fornita la premiata ditta Petruccioli&Gentiloni, con la partecipazione straordinaria dell’insaccato più famoso della politica italiana. Ecco in breve come ci hanno deliziato...
P&G: regole decise, ci saranno due dibattiti e una conferenza stampa finale del premier
G: se Prodi si rifiuta di venire non credo che potremo concedere a Berlusconi lo spazio come da regolamento approvato
P: la Rai si trova in difficoltà, spero si risolva tutto
G: proporrò al Presidente della Rai di annullare il dibattito
P: il dibattito sulla Rai non si può fare, è annullato
P&G: beh, se Berlusconi ha rinunciato alla conferenza stampa finale e Prodi è disponibile, allora, con ferree regole, si terrà il dibattito; tutto si è risolto per il meglio...

Da ricordare, a futura memoria, che Lucia Annunziata è stata Presidente della Rai nominata dal Governo Berlusconi. Paolo Mieli era stato indicato, sempre dallo stesso governo, come successore della prima. Infine, Claudio Petruccioli è l’attuale Presidente Rai, con ancora il governo Berlusconi in sella. Governo che, per non far mancare niente all’opposizione, ha provveduto anche ad assegnare la Presidenza della Commissione parlamentare di vigilanza all’onorevole Paolo Gentiloni, deputato della Margherita. Da ricordare, a futura memoria. Nella speranza che la lezione sia servita e che non si proceda più a nomine “condivise”, per non dover essere poi la causa del male che piangiamo.

Oggi andranno in onda quindi le belle statuine, con inquadrature prestabilite, assenza di documenti, stesse postazioni, stesso trucco, abito, cravatta, forse anche stessa voce (si parla di doppiaggio per entrambi...), stesso tempo (speriamo non stesso numero di parole che al ritmo di Prodi stiamo freschi...), stesso numero di applausi preregistrati alla medesima intensità…
Oltre ai due candidati, ci sarà Clemente Mimun nella veste di arbitro, praticamente inutile visto che non potrà fare domande e sarà un misto tra un cronometrista e un pippobaudo qualunque. Domande che invece verranno poste dai due giornalisti accreditati, ovvero Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero, e Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa. Due giornali chiaramente schierati a favore della sinistra.
Alla faccia della par condicio.

01 marzo 2006

La mano della speranza




Chi sarà mai questo bambino?









E questo?
E' sempre lui, a pochi anni di distanza.










E questo con i genitori?
Ancora lui, poco tempo dopo.





Niente di strano in tutto ciò. Un bambino che cresce, circondato dall'affetto del papà e della mamma. Il suo nome è Samuel.

Questa è la sua storia.

Cosa farà da grande non lo so, perché ad oggi ha ancora sette anni. E non so nemmeno se tra venti o trenta anni meriterà tutta questa attenzione, per essere diventato un genio della fisica o un attore famoso. O se invece sarà un bravo padre di famiglia, con la sua moglie e suoi figli, tanto perfetto da essere sconosciuto ai più, nel classico stile dell'uomo qualunque. Tutto questo in realtà non è importante, o almeno non è così importante come per altre persone. Per Samuel, già poter immaginare un futuro è qualcosa di straordinario. Probabilmente è ancora troppo piccolo, ma crescendo saprà della sua incredibile storia, cominciata da subito in maniera stupefacente. La sua vita sembrava segnata quando ancora era nel grembo materno e solo la forza e la determinazione dei suoi genitori hanno fatto si che Samuel oggi possa giocare con altri bambini e sognare il proprio futuro. La forza e la determinazione, ma soprattutto l'amore. L'amore per una vita che sembrava dovesse spegnersi alle prime luci dell'alba e che invece quell'alba l'ha superata, ed ora si appresta ad affrontare la mattina ed il resto della giornata. L'amore per una vita alla quale Samuel si è letteralmente "aggrappato", facendo sentire forte la sua voce senza emettere neppure un suono, ma mandando un inequivocabile segnale di volerla vivere, quella vita.
Un bambino forte e determinato. E genitori ancora più forti e coraggiosi. Hanno preso una strada irta e piena di ostacoli, quando magari altri avrebbero fatto una scelta più semplice, certamente dolorosa, ma innegabilmente più semplice. Genitori che hanno fatto una scelta d’amore. E di vita. Altri, forse, avrebbero fatto una scelta diversa.