20 aprile 2006

Grazie Cassazione!

Certo, sarebbe stata meglio una vittoria. Ma una vittoria piena, ovvero con la maggioranza in entrambe le camere. L’eventuale ribaltamento della situazione, da molti auspicato, da parte della Cassazione, avrebbe prodotto un mostro a due teste: maggioranza di centrodestra alla Camera e maggioranza (seppur risicatissima) del centrosinistra al Senato. Ma per fortuna (!?!) le cose non sono andate così, e l’incarico di governo andrà a Romano Prodi. Nell’ipotesi paventata prima invece, ci sarebbe stata una situazione ibrida, in cui entrambi gli schieramenti avrebbero potuto “reclamare” l’incarico governativo, nonostante le diverse proporzioni della maggioranza della Camera rispetto a quella del Senato. La qual cosa, soprattutto dopo l’apertura di Berlusconi ad un governo di larghe intese, avrebbe probabilmente prodotto un papokkio: governo istituzionale da affidare a una personalità esterna ai due schieramenti, ampia maggioranza parlamentare con tutti i grandi partiti dentro, agenda ridotta all’osso con pochi punti condivisi (ma per la finanziaria?), modifica della legge elettorale e nuovo ricorso alle urne. Beh, messa così non sarebbe poi tanto male, visto che una non vittoria si potrebbe comunque ribaltare nel giro di un anno, sempre che tutto ciò sia poi vero. Ma un ritorno al voto, tra un anno o giù di lì, non è comunque un’ipotesi peregrina, direi che è anzi probabile. Il tutto però dipenderà da quanto la Casa delle Libertà lo vorrà veramente.

Ora abbiamo lasciato in mano a Prodi il cerino acceso, nella consapevolezza che non sarà in grado di andare avanti con il suo programma di governo, sballottato da una parte e dall’altra dalle mille spinte diverse che matureranno nella sua coalizione. Grande mossa quella di evocare le larghe intese, sempre che sia stata fatta (non ne dubito) nella consapevolezza che Prodi e i suoi avrebbero rifiutato sdegnati. E in effetti adesso sta a loro dimostrare di avere le capacità per governare… da soli… Sarebbe certamente preferibile, per Prodino, trovare una persona che lo faccia ragionare, dimostrandogli l’impossibilità di andare avanti con questi presupposti, e che lo convinca a fare un discorso del tipo “il Paese è spaccato in due: di fronte a questa situazione, con un forte senso di responsabilità, nonostante abbia vinto le elezioni e abbia una maggioranza in grado di governare, credo sia meglio trovare una intesa tra i due poli sì da formare un governo istituzionale che modifichi questa infame legge elettorale e che ci porti presto a nuove elezioni…” Purtroppo per lui, però, non può assolutamente fare questo discorsetto, che magari a qualche politico pensante e di lungo corso del centrosinistra sarà pure venuto in mente, pena la sua definitiva scomparsa (che comunque non tarderà) dalla scena politica. E comunque resistenze arriverebbero anche dalle ali estreme dello schieramento, eventualmente tagliate fuori dal governissimo (si chiamerebbero comunque fuori da sole), e in ogni caso obbligate a dare una risposta al proprio elettorato di duri e puri, che mal comprenderebbe una simile scelta. Prodi è quindi costretto, vista la situazione, ad andare incontro all’ennesima figuraccia della sua carriera di politico…

Ma siamo proprio sicuri che questo governo avrà vita breve? Presumo di si, a meno che la Cdl non si voglia scottare con il cerino che a sua volta le è rimasto in mano. Questa strana tornata elettorale ha infatti fatto sì che i cerini accesi, invece che uno, siano due. Sono convinto infatti che nessun elettore della CdL riuscirebbe a comprendere il perché di una lunga permanenza al governo del centrosinistra in queste condizioni, avendo il centrodestra molte carte da giocare. Il cerino rimasto in mano ai leader della Cdl è infatti proprio questo, ossia l’impegno preso con i propri elettori, quanto mai rigalvanizzati da questa campagna elettorale e pronti a scendere di nuovo in campo (ma chissà per quanto tempo ancora… bisogna sbrigarsi a dispiegare un’altra volta le truppe prima che i moderati si assopiscano nuovamente). Sarebbe deleterio restare fermi lungo il fiume ad aspettare che passi il cadavere di questo governo. La CdL deve fare, responsabilmente, il bene dell’Italia, ovvero accelerare la dipartita di Prodi e dei suoi ministri con i mezzi a sua disposizione. Che, questa volta, sono tanti, vista la rappresentanza foltissima al Senato. Questo governo (ma si formerà mai?) avrà infatti solo due possibilità di durare a lungo (chissà quanto poi…). La prima è che si limiti a fare molto meno dell’ordinario, tirando a campicchiare, dando minicontentini a tutte le componenti della coalizione, spiegando a tutti che questo è l’unico modo per andare avanti, almeno per far maturare per i neoeletti i termini per la meritata pensione da parlamentare… Mi sembra francamente improbabile che accada ciò. La seconda chance di Prodi è che faccia campagna acquisti nello schieramento di centrodestra, nella speranza però di non perdere qualche ultrà dei suoi disgustato dagli eventuali nuovi arrivi. Anche questa, sinceramente, mi sembra un’ipotesi peregrina, non tanto per le dichiarazioni di compattezza della CdL ascoltate in questi giorni (tra il dire il fare c’è di mezzo il mare, specialmente quando si parla di prebende da incassare), quanto perché mi sembra poco oculato fare il passaggio di campo proprio quando lo schieramento opposto è in evidente difficoltà, precludendosi poi la possibilità di una eventuale rielezione, cosa alla quale i parlamentari tengono molto, magari anche a breve (quale dei due schieramenti lo candiderebbe? Certamente non quello tradito, ma probabilmente nemmeno l’altro). E allora, per evitare di scottarsi, il centrodestra faccia un’opposizione dura, intransigente, e presto il governo Prodi sarà costretto ad andare a casa. La partita è soprattutto nelle mani dei senatori, è ovvio, ma anche dei leader di partito, che dovranno vigilare affinché in Senato non si ripetano alcune scene penose viste nella passata legislatura, quando il governo Berlusconi fu messo in minoranza in più di un’occasione a causa delle assenze di parlamentari del centrodestra. La lezione l’hanno subita, spero che siano stati anche in grado di impararla. La strategia è semplice: basta essere presenti al Senato, con una gamba dentro l’aula e una fuori, e valutare di volta in volta se è il caso di entrare per votare (quando ci si accorge di essere in maggioranza) o di chiedere la verifica del numero legale (e far quindi sospendere la seduta, bloccando di conseguenza i lavori parlamentari). Nemmeno un provvedimento potrebbe passare, o forse uno… Semplicissimo, no? Certo, bisogna essere presenti al Senato, ma è proprio questo il senso del cerino in mano alla CdL, ovvero il rispetto degli impegni presi con l’elettorato (almeno la presenza in aula…)

Con queste premesse, la stagione all’opposizione si annuncia piuttosto breve. Ed è anche ovvio che, se si dovesse veramente rivotare tra pochi mesi, il centrosinistra si troverebbe decisamente in ambasce, sia per l’impossibilità di rimettere in piedi una coalizione frantumatasi in mille pezzi, sia per la difficoltà a spiegare ai suoi elettori il perché di una “stagione di governo” praticamente nata morta. E allora, apriamo il cuore alla speranza…

27 marzo 2006

Paolo Colli...presente!

È passato ormai un anno da quando ci hai salutato, con il tuo solito fare beffardo. Solo che noi non eravamo pronti, come spesso ci accadeva con le tue sorprese. Ancora adesso, a dodici mesi di distanza, con il tempo che lenisce il dolore e sutura le ferite, quell'addio repentino ci lascia un vuoto difficile da colmare. Ora ti immagino lassù, insieme a Macedone, così diversi ma così uguali, e come al solito starete discutendo animatamente: tu starai cercando di convincerlo ad essere un pò più risoluto, mentre al contrario lui starà inseguendo la perfezione ad ogni costo.
Eri frenesia allo stato puro, sempre con qualcosa da fare, sempre con nuovi progetti, mai con le mani in mano. Ogni cosa presa di petto, sfrontatamente, anche la malattia, che avrebbe potuto aspettare perché prima c'era l'ospedale in Nigeria che aveva bisogno di te. E c'erano i tuoi ragazzi, quelli di Fare Verde, cui dare sempre nuovi stimoli e fornire continuamente nuovi orizzonti. Era questa la tua forza ed era questo l'esempio che ci fornivi, quell'aver saputo incarnare fin oltre il limite il sapersi donare. Ed è il tuo esempio quello che oggi, più di ogni altra cosa, ci manca. Anche se poi, come per una piccola o grande magia, ti abbiamo comunque davanti agli occhi o al nostro fianco, perché chi ha fatto del dono e dell'agire la propria cometa su questa terra, può proseguire il proprio percorso nei passi che i suoi compagni di viaggio continuano a fare sulla strada tracciata.
È una magia ma è anche un impegno, gravoso, che ci hai lasciato. E chissà se noi, poveri “cialtroni”, sapremo essere all’altezza. La strada è lunga, a tratti asfaltata ma più spesso sterrata e piena di buche, e ogni tanto ci vorrebbe il tuo motorino per evitare gli ingorghi che spesso incontriamo. Abbiamo raccolto un testimone e proveremo a portarlo più avanti possibile, prima di passarlo a nostra volta, ma tu e Macedone ce lo avete passato troppo presto. Ora vi starete divertendo ad osservarci da lassù, ed allora accompagnateci e magari, se potete, mettete cartelli ben visibili sulla nostra strada, per evitarci rotte impossibili.
Domani caro Paolo io non sarò con gli altri, sarò lontano da Roma e non canterò con altre mille voci. Lo farò, almeno per un momento, da solo, sottovoce. Ma sono convinto che mi sentirai.


“Sconfitto sei non quando piangi e lacrima il tuo cuore, sconfitto sei quando rinunci a sognare.”



PS Questo post arriva con due giorni di ritardo, anche se era stato scritto nei tempi giusti, perché, da cialtrone quale sono, non sono riuscito a ritagliarmi lo spazio necessario per pubblicarlo

PPS Ancora per Paolo, mirabilmente, l'Anarca

24 marzo 2006

Faccia da culo (per essere un minimo eleganti)

Quella nobildonna risponde al nome di Giuliana Sgrena non perde mai l’occasione per mettere in moto il cervello prima di dare fiato alla bocca. Non che ci sia da aspettarsi chissà che nel caso riesca ad accendere e avviare quel suo minuto cumulo di materia cerebrale, ma se parlasse solo a neuroni (pochi) avviati, almeno ci risparmieremmo la gran parte delle perle che ogni tanto escono dalla sua bocca. E come nella migliore delle tradizioni, non perde mai occasione, la nobildonna di cui sopra, per spargere veleno e fomentare odio e violenza.
L’ultima prestazione in tal senso l’ha fornita due giorni fa
criticando Ciampi per aver concesso la medaglia d’oro al valore civile a Fabrizio Quattrocchi, ribadendo per l’ennesima volta che si tratta di un mercenario, non meritevole quindi di tale riconoscimento. Non contenta delle numerose idiozie già sparate (centinaia, migliaia, forse milioni di proiettili… complotto americano per ucciderla e per impedirle di fare scottanti rivelazioni, che stiamo ancora aspettando…) ha voluto sottolineare un concetto facile facile, ad uso e consumo del riconoscente e variegato popolo degli ultrà della sinistra pacifistaterzomondistalaicistantiamericanafiloterroristaeccetera, giusto per attizzare un po’ gli animi e dimostrare il suo profondo rispetto per la morte di una persona. Più o meno lo stesso rispetto dimostrato verso Nicola Calipari quando, in occasione della commemorazione della sua morte e dell’inaugurazione di un cippo a lui dedicato nella sede del Sismi, si è ben guardata dal presenziare alla cerimonia. Alla compagnia della famiglia dell’uomo che sacrificò la propria vita per salvarla e a quella del Presidente Ciampi ha preferito quella del suo caro Pier, probabilmente impegnato con lei in una estenuante partita di scala quaranta. La immagino, sul comodo divano, tra una mano e l’altra, a sparlare delle istituzioni (le stesse che le hanno salvato la vita), dei servizi segreti (immancabilmente deviati), di Berlusconi (lui un posto al sole lo trova sempre e comunque, diavolo di un cavaliere…). O forse, invece di una rilassante partitina a carte, la vedo impegnata a fare bene i conti dei diritti introitati con il suo libro, invariabilmente edito da Feltrinelli, in cui rievoca la vicenda che la vide protagonista in Iraq. A proposito di mercenari… ma chi è più meritevole di essere così definito, Fabrizio Quattrocchi o Giuliana Sgrena? Il primo era in Iraq per lavorare, facendo un lavoro difficile e ad alto rischio, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di alcune persone e di stabilizzare una situazione incandescente, più o meno quindi con lo stesso mandato che l’Onu (questo orpello inutile delle “democrazie” mondiali) ha conferito alle proprie truppe, anch’esse armate, guarda un po’… La Sgrena invece ha ignobilmente sfruttato il sacrificio di una persona, non una persona qualunque ma quella che le ha salvato la vita, per scrivere un libro che certamente sarà di assoluto rilievo nel prossimo futuro per spiegare le dinamiche geopolitiche che hanno portato alla guerra in Iraq. Un libro che nella peggiore delle ipotesi campeggerà sugli scaffali di tanti utili idioti, assicurandole un minimo di gloria (della gloria tra idioti bisogna sempre andare fieri…) e un non proprio minimo aumento del conto in banca. Non è un libro che spieghi le vicende irachene, non è un libro per commemorare un eroe, visto il rispetto dimostrato per Calipari nell’occasione prima accennata. È un libro per fare soldi. Come tanti. Con l’aggravante però di essere stato scritto sulla pelle della persona che le ha salvato la vita sacrificando la propria. A proposito di mercenari...

PS Senza alcun intento denigratorio e senza alcuna tentazione di facili ironie, mi limito a constatare che il sacrificio di Nicola Calipari è stato purtroppo inutile.

14 marzo 2006

Impar condicio

Paolo Mieli, con un editoriale che spazza il campo da ogni equivoco, scende direttamente in campo a favore di Prodi e del centrosinistra. Nessuna sorpresa, tanto meno nel ritenere che poi Prodi non sia il politico cui vanno le maggiori simpatie di Mieli, che invece guarda con estasiata ammirazione Rutelli, nella speranza che il futuro (futuribile?) Partito Democratico possa fare al caso di quei poteri forti che certamente non gli sono estranei e che hanno da tempo iniziato a darsi da fare per sostenere la coalizione sinistra.

Lucia Annunziata, giornalista nota non tanto per la sua imparzialità quanto per l’eleganza e la pacatezza nei toni, oltre che per il fascino, manda in onda una fantastica puntata della sua trasmissione su RaiTre con Berlusconi, in cui è capace di rivestire il doppio ruolo di intervistatrice e intervistata. Fa una domanda e si risponde con un’altra domanda mentre il premier prova inutilmente ad argomentare. E poi un’altra risposta sotto forma di una nuova domanda. E così via... Mirabolante...

Ma la chicca di questi giorni l’ha fornita la premiata ditta Petruccioli&Gentiloni, con la partecipazione straordinaria dell’insaccato più famoso della politica italiana. Ecco in breve come ci hanno deliziato...
P&G: regole decise, ci saranno due dibattiti e una conferenza stampa finale del premier
G: se Prodi si rifiuta di venire non credo che potremo concedere a Berlusconi lo spazio come da regolamento approvato
P: la Rai si trova in difficoltà, spero si risolva tutto
G: proporrò al Presidente della Rai di annullare il dibattito
P: il dibattito sulla Rai non si può fare, è annullato
P&G: beh, se Berlusconi ha rinunciato alla conferenza stampa finale e Prodi è disponibile, allora, con ferree regole, si terrà il dibattito; tutto si è risolto per il meglio...

Da ricordare, a futura memoria, che Lucia Annunziata è stata Presidente della Rai nominata dal Governo Berlusconi. Paolo Mieli era stato indicato, sempre dallo stesso governo, come successore della prima. Infine, Claudio Petruccioli è l’attuale Presidente Rai, con ancora il governo Berlusconi in sella. Governo che, per non far mancare niente all’opposizione, ha provveduto anche ad assegnare la Presidenza della Commissione parlamentare di vigilanza all’onorevole Paolo Gentiloni, deputato della Margherita. Da ricordare, a futura memoria. Nella speranza che la lezione sia servita e che non si proceda più a nomine “condivise”, per non dover essere poi la causa del male che piangiamo.

Oggi andranno in onda quindi le belle statuine, con inquadrature prestabilite, assenza di documenti, stesse postazioni, stesso trucco, abito, cravatta, forse anche stessa voce (si parla di doppiaggio per entrambi...), stesso tempo (speriamo non stesso numero di parole che al ritmo di Prodi stiamo freschi...), stesso numero di applausi preregistrati alla medesima intensità…
Oltre ai due candidati, ci sarà Clemente Mimun nella veste di arbitro, praticamente inutile visto che non potrà fare domande e sarà un misto tra un cronometrista e un pippobaudo qualunque. Domande che invece verranno poste dai due giornalisti accreditati, ovvero Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero, e Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa. Due giornali chiaramente schierati a favore della sinistra.
Alla faccia della par condicio.

01 marzo 2006

La mano della speranza




Chi sarà mai questo bambino?









E questo?
E' sempre lui, a pochi anni di distanza.










E questo con i genitori?
Ancora lui, poco tempo dopo.





Niente di strano in tutto ciò. Un bambino che cresce, circondato dall'affetto del papà e della mamma. Il suo nome è Samuel.

Questa è la sua storia.

Cosa farà da grande non lo so, perché ad oggi ha ancora sette anni. E non so nemmeno se tra venti o trenta anni meriterà tutta questa attenzione, per essere diventato un genio della fisica o un attore famoso. O se invece sarà un bravo padre di famiglia, con la sua moglie e suoi figli, tanto perfetto da essere sconosciuto ai più, nel classico stile dell'uomo qualunque. Tutto questo in realtà non è importante, o almeno non è così importante come per altre persone. Per Samuel, già poter immaginare un futuro è qualcosa di straordinario. Probabilmente è ancora troppo piccolo, ma crescendo saprà della sua incredibile storia, cominciata da subito in maniera stupefacente. La sua vita sembrava segnata quando ancora era nel grembo materno e solo la forza e la determinazione dei suoi genitori hanno fatto si che Samuel oggi possa giocare con altri bambini e sognare il proprio futuro. La forza e la determinazione, ma soprattutto l'amore. L'amore per una vita che sembrava dovesse spegnersi alle prime luci dell'alba e che invece quell'alba l'ha superata, ed ora si appresta ad affrontare la mattina ed il resto della giornata. L'amore per una vita alla quale Samuel si è letteralmente "aggrappato", facendo sentire forte la sua voce senza emettere neppure un suono, ma mandando un inequivocabile segnale di volerla vivere, quella vita.
Un bambino forte e determinato. E genitori ancora più forti e coraggiosi. Hanno preso una strada irta e piena di ostacoli, quando magari altri avrebbero fatto una scelta più semplice, certamente dolorosa, ma innegabilmente più semplice. Genitori che hanno fatto una scelta d’amore. E di vita. Altri, forse, avrebbero fatto una scelta diversa.

24 febbraio 2006

Per l'Occidente

In attesa di tornare ad un più frequente aggiornamento la prossima settimana, colgo l'occasione per aderire all'appello lanciato da Marcello Pera. Un appello che sottolinea, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia grande la crisi in cui versa l'Occidente. Attaccato dall'esterno e soprattutto dall'interno, si rifiuta vilmente di combattere, arrivando perfino a rinnegare la propria identità e le proprie tradizioni. Troppa mollezza, troppa pochezza, troppa paura. Troppe quinte colonne. Se non saremo capaci di affermare con forza quello che siamo, difficilmente avremo qualcosa da difendere quando ce ne sarà bisogno. E non è detto che questo "quando" sia così lontano nel tempo. Forse è già alle porte. Forse le ha già oltrepassate... E noi stiamo seriamente correndo il rischio di farci trovare impreparati...

Questo è il testo integrale dell'appello.
Questa la pagina per aderire.

03 febbraio 2006

Senza parole. Come una vignetta...























Queste sono le vignette che tante polemiche stanno creando in questi giorni. Aspetto sempre che l'Europa si faccia sentire, che non continui a prostrarsi come i peggiori vili sulla faccia della terra, che la smetta di calarsi le braghe a ogni piè sospinto, che riaffermi la propria identità e i nostri valori, quelli che ci permettono di essere liberi.


"...un'Europa divisa, sanguinante, che chiama i suoi figli a raccolta per riprendere, su basi moderne, l'antica impresa di Carlo Magno"

(Charles De Gaulle)

01 febbraio 2006

A sinistra ce l'hanno con Ruini. Anche io!

Siamo ormai in campagna elettorale, ancorché il parlamento non sia stato sciolto. Questo direi che è assodato. E in campagna elettorale i programmi, o presunti tali, delle forze politiche vengono esposti agli elettori. E anche qui nulla da dire. E gli elettori, con valutazioni che ognuno fa discendere da proprie convinzioni personali, giudicano quanto loro proposto dai contendenti. Anche qui niente di strano. Però, se a dare un giudizio di merito è il cardinal Ruini, o per lui qualsiasi esponente della Chiesa Cattolica, apriti cielo!!! Ingerenze indebite sulla politica italiana, la Curia pontificia che si sposta a Palazzo Chigi, scomunica per chi non la pensa come dalle parti di San Pietro, e chi più ne ha più ne metta.

E tutto questo, a ben vedere, senza che alcun giudizio di merito, peraltro atteso da me come credo da molti altri, sia stato formulato. Le uniche cose che il porporato si è limitato dire sono state i fermi richiami, agli elettori e ai futuri eletti, al rispetto di
"quei contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana", che non sono “norme peculiari della morale cattolica”, bensì “verità elementari che riguardano la nostra comune umanità.
Niente di più. Certo, ha specificato bene che i problemi principali riguardano la famiglia fondata sul matrimonio e il rispetto della vita umana sin dal concepimento fino al suo termine naturale.
Ha forse lasciato capire che non è propriamente favorevole ai Pacs, prediligendo di gran lunga una società ancora fondata sul matrimonio tra uomo e donna. E allora? Che gli si vuol dire? Bisogna per forza essere dalla parte dei Pacs per avere patenti di liberalismo e per non essere tacciati di oscurantismo o peggio?? O si può tranquillamente continuare a ritenere che il matrimonio tra uomo e donna sia il fondamento della società e che i Pacs non siano altro che un prodotto del positivismo relativista che innalza a diritto qualsiasi proprio desiderio?
Ha forse lasciato intendere, il cardinal Ruini, che quando parla di rispetto della vita si riferisce alle pratiche abortiste, tornate sulla ribalta grazie alle polemiche sorte con l’indagine parlamentare sulla legge 194. Ma non solo. Si riferisce probabilmente anche alle sperimentazioni sulle cellule embrionali e alla “dolce morte.” Per la seconda volta, e allora?
Non si può? Come prima, bisogna per forza essere dalla parte del politically correct o si può sposare in pieno la cultura della vita?
Anzi, proprio per evitare polemiche, il cardinal Runi aveva premesso che “
in vista del prossimo appuntamento elettorale confermiamo in primo luogo quella linea di non coinvolgerci, come Chiesa e quindi come clero e come organismi ecclesiali, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito”.
E allora io proprio non capisco le lamentele e le indignazioni che si sono levate a sinistra. Cosa hanno da blaterare?


Io, piuttosto, ho motivo di avercela con Ruini. Io dico, ma che ci voleva a dire qualcosa di più? Se proprio non voleva dire per chi votare, poteva almeno dire quali sono le forze politiche che propugnano idee diametralmente opposte a quelle su esposte… e magari anche a quale schieramento appartengono…
Io dico, ma che ci voleva?

30 gennaio 2006

Donne con le palle

Lei: “Indispensabile portare Teheran davanti al Consiglio di Sicurezza per il dossier nucleare”.

Lei: “Niente eurofondi agli estremisti”.

Lei. Nel vero senso della parola…

27 gennaio 2006

Proposta indecente

Mentre stavo per uscire di casa, stamattina, ho acceso per un attimo la televisione e mi sono trovato davanti la faccia dell’esimio professor Prrrrodi, in arte Mortadella. Stentavo a crederci, era riapparso dopo un lungo periodo di oblio. Ha accettato finalmente un confronto, ho pensato… anche se non con Berlusconi, o con un’altra delle tre punte di cui disporremo in campagna elettorale, visto che la cosa non è stata pubblicizzata e che comunque non si sarebbe potuta tenere di prima mattina… vediamo un po’ cosa avrà da dire e soprattutto come saprà rispondere agli affondi del nostro…
E invece niente, non c’era nessun politico… oltre il mortadella. Appunto, nessun politico…
Il suo faccione ingombrante riempiva lo schermo (che brutto inizio di giornata) e parlava a vanvera, elencando la solita serie di provvedimenti… abbasseremo il costo del lavoro (ma come?)… rilanceremo l’economia (ma come?)… aumenteremo i redditi (ma come?)… ridaremo credibilità internazionale al nostro paese (certo, magari facendo affari con un dittatore e poi bombardandolo, vedi Serbia)…
Veramente imbarazzante. Per la sinistra, ovviamente. Anche se penso ci sia stato chi, con consumato cinismo, si sia goduto lo spettacolo da casa ridendo sotto i baffi e beandosi delle gesta del suo candidato premier (questo me lo rigiro come un calzino)…
Ora non ci resta che scovarlo, tirarlo fuori dall’armadio, spolverarlo dalla naftalina adeguatamente somministratagli per farlo arrivare al dopo elezioni dai suoi compagnucci, portarlo in televisione. Ecco perché tanta paura della sinistra per il paventato rinvio delle elezioni… avevano calcolato la dose di naftalina giusto giusto per metà aprile…

Ed ecco la proposta indecente: visto che abbiamo ancora due settimane di lavori parlamentari a disposizione, perché non facciamo una leggina che obbliga al confronto televisivo coloro che chiedono il voto agli italiani in qualità di futuri premier? Sarebbe, come dicono quelli bravi, una cosa asssssolutamente democratica…