Grazie Cassazione!
Certo, sarebbe stata meglio una vittoria. Ma una vittoria piena, ovvero con la maggioranza in entrambe le camere. L’eventuale ribaltamento della situazione, da molti auspicato, da parte della Cassazione, avrebbe prodotto un mostro a due teste: maggioranza di centrodestra alla Camera e maggioranza (seppur risicatissima) del centrosinistra al Senato. Ma per fortuna (!?!) le cose non sono andate così, e l’incarico di governo andrà a Romano Prodi. Nell’ipotesi paventata prima invece, ci sarebbe stata una situazione ibrida, in cui entrambi gli schieramenti avrebbero potuto “reclamare” l’incarico governativo, nonostante le diverse proporzioni della maggioranza della Camera rispetto a quella del Senato. La qual cosa, soprattutto dopo l’apertura di Berlusconi ad un governo di larghe intese, avrebbe probabilmente prodotto un papokkio: governo istituzionale da affidare a una personalità esterna ai due schieramenti, ampia maggioranza parlamentare con tutti i grandi partiti dentro, agenda ridotta all’osso con pochi punti condivisi (ma per la finanziaria?), modifica della legge elettorale e nuovo ricorso alle urne. Beh, messa così non sarebbe poi tanto male, visto che una non vittoria si potrebbe comunque ribaltare nel giro di un anno, sempre che tutto ciò sia poi vero. Ma un ritorno al voto, tra un anno o giù di lì, non è comunque un’ipotesi peregrina, direi che è anzi probabile. Il tutto però dipenderà da quanto la Casa delle Libertà lo vorrà veramente.Ora abbiamo lasciato in mano a Prodi il cerino acceso, nella consapevolezza che non sarà in grado di andare avanti con il suo programma di governo, sballottato da una parte e dall’altra dalle mille spinte diverse che matureranno nella sua coalizione. Grande mossa quella di evocare le larghe intese, sempre che sia stata fatta (non ne dubito) nella consapevolezza che Prodi e i suoi avrebbero rifiutato sdegnati. E in effetti adesso sta a loro dimostrare di avere le capacità per governare… da soli… Sarebbe certamente preferibile, per Prodino, trovare una persona che lo faccia ragionare, dimostrandogli l’impossibilità di andare avanti con questi presupposti, e che lo convinca a fare un discorso del tipo “il Paese è spaccato in due: di fronte a questa situazione, con un forte senso di responsabilità, nonostante abbia vinto le elezioni e abbia una maggioranza in grado di governare, credo sia meglio trovare una intesa tra i due poli sì da formare un governo istituzionale che modifichi questa infame legge elettorale e che ci porti presto a nuove elezioni…” Purtroppo per lui, però, non può assolutamente fare questo discorsetto, che magari a qualche politico pensante e di lungo corso del centrosinistra sarà pure venuto in mente, pena la sua definitiva scomparsa (che comunque non tarderà) dalla scena politica. E comunque resistenze arriverebbero anche dalle ali estreme dello schieramento, eventualmente tagliate fuori dal governissimo (si chiamerebbero comunque fuori da sole), e in ogni caso obbligate a dare una risposta al proprio elettorato di duri e puri, che mal comprenderebbe una simile scelta. Prodi è quindi costretto, vista la situazione, ad andare incontro all’ennesima figuraccia della sua carriera di politico…
Ma siamo proprio sicuri che questo governo avrà vita breve? Presumo di si, a meno che la Cdl non si voglia scottare con il cerino che a sua volta le è rimasto in mano. Questa strana tornata elettorale ha infatti fatto sì che i cerini accesi, invece che uno, siano due. Sono convinto infatti che nessun elettore della CdL riuscirebbe a comprendere il perché di una lunga permanenza al governo del centrosinistra in queste condizioni, avendo il centrodestra molte carte da giocare. Il cerino rimasto in mano ai leader della Cdl è infatti proprio questo, ossia l’impegno preso con i propri elettori, quanto mai rigalvanizzati da questa campagna elettorale e pronti a scendere di nuovo in campo (ma chissà per quanto tempo ancora… bisogna sbrigarsi a dispiegare un’altra volta le truppe prima che i moderati si assopiscano nuovamente). Sarebbe deleterio restare fermi lungo il fiume ad aspettare che passi il cadavere di questo governo. La CdL deve fare, responsabilmente, il bene dell’Italia, ovvero accelerare la dipartita di Prodi e dei suoi ministri con i mezzi a sua disposizione. Che, questa volta, sono tanti, vista la rappresentanza foltissima al Senato. Questo governo (ma si formerà mai?) avrà infatti solo due possibilità di durare a lungo (chissà quanto poi…). La prima è che si limiti a fare molto meno dell’ordinario, tirando a campicchiare, dando minicontentini a tutte le componenti della coalizione, spiegando a tutti che questo è l’unico modo per andare avanti, almeno per far maturare per i neoeletti i termini per la meritata pensione da parlamentare… Mi sembra francamente improbabile che accada ciò. La seconda chance di Prodi è che faccia campagna acquisti nello schieramento di centrodestra, nella speranza però di non perdere qualche ultrà dei suoi disgustato dagli eventuali nuovi arrivi. Anche questa, sinceramente, mi sembra un’ipotesi peregrina, non tanto per le dichiarazioni di compattezza della CdL ascoltate in questi giorni (tra il dire il fare c’è di mezzo il mare, specialmente quando si parla di prebende da incassare), quanto perché mi sembra poco oculato fare il passaggio di campo proprio quando lo schieramento opposto è in evidente difficoltà, precludendosi poi la possibilità di una eventuale rielezione, cosa alla quale i parlamentari tengono molto, magari anche a breve (quale dei due schieramenti lo candiderebbe? Certamente non quello tradito, ma probabilmente nemmeno l’altro). E allora, per evitare di scottarsi, il centrodestra faccia un’opposizione dura, intransigente, e presto il governo Prodi sarà costretto ad andare a casa. La partita è soprattutto nelle mani dei senatori, è ovvio, ma anche dei leader di partito, che dovranno vigilare affinché in Senato non si ripetano alcune scene penose viste nella passata legislatura, quando il governo Berlusconi fu messo in minoranza in più di un’occasione a causa delle assenze di parlamentari del centrodestra. La lezione l’hanno subita, spero che siano stati anche in grado di impararla. La strategia è semplice: basta essere presenti al Senato, con una gamba dentro l’aula e una fuori, e valutare di volta in volta se è il caso di entrare per votare (quando ci si accorge di essere in maggioranza) o di chiedere la verifica del numero legale (e far quindi sospendere la seduta, bloccando di conseguenza i lavori parlamentari). Nemmeno un provvedimento potrebbe passare, o forse uno… Semplicissimo, no? Certo, bisogna essere presenti al Senato, ma è proprio questo il senso del cerino in mano alla CdL, ovvero il rispetto degli impegni presi con l’elettorato (almeno la presenza in aula…)
Con queste premesse, la stagione all’opposizione si annuncia piuttosto breve. Ed è anche ovvio che, se si dovesse veramente rivotare tra pochi mesi, il centrosinistra si troverebbe decisamente in ambasce, sia per l’impossibilità di rimettere in piedi una coalizione frantumatasi in mille pezzi, sia per la difficoltà a spiegare ai suoi elettori il perché di una “stagione di governo” praticamente nata morta. E allora, apriamo il cuore alla speranza…























